God save the (euro) Queen
Philip Gordon, sottosegretario per l’Europa dell’Amministrazione americana, ha lanciato un chiaro messaggio di contrarietà del governo di Washington alla scelta del premier inglese, David Cameron, di prendere anche solo in considerazione un passo indietro dal processo di integrazione europea e, caso estremo ma “immaginabile” per Cameron, di uscire dall’Ue. Gordon ha affermato che gli Stati Uniti hanno interesse in una crescente relazione con l’Unione europea come istituzione che, a sua volta, sta avendo un’importanza crescente a livello mondiale.
6 AGO 20

Philip Gordon, sottosegretario per l’Europa dell’Amministrazione americana, ha lanciato un chiaro messaggio di contrarietà del governo di Washington alla scelta del premier inglese, David Cameron, di prendere anche solo in considerazione un passo indietro dal processo di integrazione europea e, caso estremo ma “immaginabile” per Cameron, di uscire dall’Ue. Gordon ha affermato che gli Stati Uniti hanno interesse in una crescente relazione con l’Unione europea come istituzione che, a sua volta, sta avendo un’importanza crescente a livello mondiale. Pertanto, in quanto stretti alleati del Regno Unito, gli americani desiderano che Londra mantenga un ruolo importante a Bruxelles. Altro che l’ipotesi di referendum sulla partecipazione all’Ue. Gli Stati Uniti, d’altronde, hanno interesse allo sviluppo di un’Unione europea ampia e robusta. Non solo perché si tratta di un grande sistema di mercato, ma anche perché questa presenza a ovest controbilancia quella a est delle nuove economie asiatiche. Gli americani desiderano che il Regno Unito – con la sua vocazione liberoscambista – rimanga saldamente in Europa, affinché anch’essa sia ispirata a quegli stessi principi di libertà economica e – soprattutto – non sia egemonizzata dalla Germania, con la sua politica guidata dai suoi grandi gruppi finanziari e dalla sua ossessione per la stabilità monetaria e i timori inflazionistici, spesso perfino a spese della crescita.
Il segretario al Tesoro americano uscente, Timothy Geithner, ha più volte dissentito dalla politica eccessivamente restrittiva dell’Unione europea, ma ha anche cercato una più vicina collaborazione fra l’area del dollaro e quella dell’euro, data la loro interdipendenza economica, finanziaria e anche geopolitica. Non soltanto agli Stati Uniti, ma anche a noi conviene – per le medesime ragioni – che il Regno Unito faccia parte dell’Europa con un peso adeguato alla sua importanza. Anche noi abbiamo interesse a un’Europa pluralista non dominata dai particolarismi e dalle idiosincrasie tedesche, con un mercato aperto e orientata alla collaborazione con l’altra sponda dell’Atlantico. Ci occorre una collaborazione fra area dell’euro e del dollaro per la crescita, per la quale occorrono l’unione bancaria e nuovi strumenti di politica fiscale comunitaria, certo, ma anche una visione globale e non strettamente “continentale”.